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SONISPHERE 2012
25/05/2012 - Gatafe
 



Report a cura di: Mario Tissi

ll Sonisphere, serie di festival rock organizzati dal 2009 in Europa, sembra aver perso l’appeal conquistato negli anni passati riducendo a sole cinque date il numero di eventi in cartellone per il 2012. Inoltre ha subito un duro colpo d’immagine dopo la cancellazione della data prevista a Kneworth (UK), annullata a causa dalle flebili vendite di biglietti registrata a poche settimane dal lancio. Fortunatamente il Sonisphere fissato a Gatafe, cittadina a pochi passi dalla capitale spagnola, sembra essere molto appetibile grazie ad una lista di band di tutto rispetto e a un prezzo abbastanza popolare dei ticket. Muovendomi con un anticipo imbarazzante, riesco ad acquistare i pochissimi biglietti “Black Circle” (area riservata sotto il palco) assicurandomi così la possibilità di assistere a un festival più comodo e con una visuale privilegiata. Il Sonisphere Spain 2012 è organizzato su due palchi, il principale, dove suoneranno i gruppi headliner e uno secondario riservato all’esibizione di band “minori”. Noto subito, guardando l’agenda in programma, quanto gli orari delle esibizioni siano anomali rispetto ai festival che si tengono negli altri paesi. Infatti, dopo l’esibizione dei Soundgarden nella prima serata e dei Metallica nella seconda, si esibiranno rispettivamente Machine Head venerdì ed Evanscence e Fear Factory sabato chiudendo le serate ben oltre le quattro di notte.

Venerdì 25

La prima delle due giornate si apre alle 17.30 con due band che suonano contemporaneamente sui diversi palchi. Personalmente scelgo di rivedere i Rise To Remain rispetto agli sconosciuti Six Hour Sundown. Il gruppo che presenta alla voce del figlio di Bruce Dickinson, suona una sorta di metalcore molto energico che riscuote un discreto apprezzamento dal pubblico. La band, nonostante la giovane età, si muove con molta disinvoltura tenendo il palco egregiamente, aiutati da brani abbastanza accattivanti e potenti. Appena terminato lo show della band britannica, mi precipito verso il palco dei big per assistere all’inizio del concerto dei Corrosion Of Conformity. Sfortunatamente posso godermi solo a un paio di brani perché, dopo solo cinque minuti dall’inizio dell’esibizione dei Corrosion, salgono sul palco secondario gli Skindred. M’incuriosisce parecchio questo gruppo, non ho mai avuto il piacere di ascoltarlo suonare live, ma ho sempre letto recensioni molto positive sul loro conto. Effettivamente la mia impressione è molto positiva già dai primi pezzi suonati, la band propone un mix molto variegato di più generi musicali che partono dal reggae, passano per l’elettronica spinta e arrivano al metal. Veramente una bella sorpresa! Nonostante l’impepata di generi musicali il risultato è sorprendente. Alla fine del concerto di questo gruppo, ho la possibilità di rifocillarmi con qualche birra e di riposare la schiena poiché stanno suonando sui due palchi sia i Sonata Artica che i Kobra & The Lotus, due band per le quali non provo grande interesse. Alle 20.45 cominciano a suonare i Limp Bizkit che nel tripudio del pubblico attaccano a suonare Why e Break Stuff. Wes Borland (storico chitarrista della band) è travestito con calze a rete, corpetto sadomaso e una maschera luminosa bianca che lo fa appare un habitué dello sfarzoso carnevale di Venezia. Riescono comunque a riscaldare i presenti grazie ad una cernita molto azzeccata dei pezzi da suonare per la serata. La performance raggiunge il culmine con Take a Look Around, My Way e la rivisitazione di Faith. Prima di cominciare la cover di George Micheal, Fred invita delle signorine del pubblico a salire sul palco per supportarlo nell’esecuzione del pezzo. Una di queste si toglie improvvisamente la maglietta lasciando i seni al vento coperti solo dalla scritta FAITH. Nonostante l’ottima scelta dei pezzi, i Limp mi sono sembrati leggermente sottotono rispetto alle esibizioni che gli ho sentito suonare in precedenza. Dopo un breve cambio di palco salgono gli Offspring visibilmente invecchiati e appesantiti rispetto gli esordi. La band californiana snocciola uno dopo l’altro i pezzi della scaletta pescando da Smash e dai singoli di maggior successo estratti dagli altri album. Nonostante riconosca a questa band l’importanza per aver contribuito all’esplosione del filone di punk rock californiano e avermi fatto consumare la puntina del giradischi a forza di sentire Smash, non posso certo considerarmi un loro grande fan. La band mi sembra moscia e poco disinvolta, non interagisce con il pubblico e si limita a suonare i brani svolgendo il proprio compitino senza dare un minimo di valore aggiunto. Onestamente mi sembra di assistere al concerto di un gruppo ormai superato e obsoleto. Fortunatamente per loro gli spettatori sembrano pensarla diversamente da me, si fomentano per i pezzi più conosciuti e supportano la band per tutta la durata dell’esibizione. Poco dopo la mezzanotte, la maggior parte della gente accorsa all’evento sembra fremere dalla voglia di ascoltare i pezzi dei Soundgarden, che si riaffacciano in Europa per la prima volta dopo ben 15 anni. L’ingresso della band è accompagnato dagli accordi di Searching With My Good Eye Closed seguita immediatamente dopo da Spoonman. Purtroppo l’esecuzione dei due brani è leggermente macchiata dal volume del mix ancora non regolato a puntino. Da Blow Up the Outside World, quarto o quinto pezzo in scaletta, il suono riesce a migliorare scandendo molto chiaramente i suoni dalla band di Seattle. I Soundgarden non sembrano troppo loquaci e non si muovono molto sul palco, ma a prescindere da questo suonano magistralmente tutti i pezzi  in scaletta. I brani che riescono a scuotere maggiormente i paganti sono i grandi classici come Black Hole Sun, Outshined e Live To Rise, facendo pesare a tutti il lungo periodo di inattività della band. I Soundgarden salutano dopo appena un’ora e venti di show con Slaves & Bulldozers e si allontano dal palco lasciando gli strumenti vicini agli amplificatori per provocare i fastidiosi rumori di ritorno. In particolare Ben Shepherd, bassista della band, si slaccia il basso e lo lascia cadere vicino al pubblico, nello spazio riservato alla security, tra lo sguardo incredulo delle prime file. Qualcuno tenta furtivamente di afferrare lo strumento ma, purtroppo per lui, è prontamente fermato dalla sicurezza che restituisce il basso allo staff della band. A notte inoltrata, qualche minuto prima delle tre, si presentano sul palco i Machine Head di fronte ad un pubblico stremato. I suoni arrivano impastati e mal regolati, tanto che ho veramente enormi difficoltà a riconoscere i pezzi. Si sente solamente il suono della grancassa mentre la voce e la chitarra sono quasi impercettibili. Lo show deve comunque continuare, così i quattro proseguono martellando senza pietà le orecchie del pubblico per circa un’oretta prima di smettere di suonare e chiudere ufficialmente la prima giornata del Sonispere Spain 2012.

Sabato 26

La seconda giornata si apre alle 17.30 con i Sister, un discreto gruppo horror metal molto vicino ai Murderdolls che personalmente non avevo mai sentito prima di oggi. La disposizione del Black Circle, è totalmente rivoluzionata rispetto all’assetto del giorno precedente. Infatti, i Metallica hanno deciso di regalare a un centinaio d’iscritti al fan club, la possibilità di accedere a un’area ancora più prestigiosa chiamata Snake Pit. Questa si trova davanti al palco principale all’interno di una passerella fatta a forma di ferro di cavallo circondata dal Black Circle. Grazie a questo pontile, la band riuscirà a muoversi durante il concerto passando vicinissimo al proprio pubblico, aumentando così l’empatia con esso. Essendo uno dei primi a entrare all’apertura dei cancelli, riesco a posizionarmi sotto la passerella e decido di rimanere immobile in quella zona per non perdere la possibilità di assistere al concerto in pole position. Questo significherà negarmi la possibilità di ascoltare altre band come Children Of Bodon e Gojira, questi suoneranno, infatti, nel palco secondario. Inoltre dovrò subirmi i Within Temptation (suonano un genere musicale non riesco ad apprezzare molto simile agli Evanescence e ai Lacuna Coin) e i Mastodon.  Questi ultimi si esibiscono poco meno di un’ora presentando al pubblico i pezzi di maggior successo e qualche brano del loro ultimo lavoro. Personalmente non amo neanche i Mastodon, e in particolare mi annoiano da morire quando suonano i loro pezzi più lenti. Finalmente dopo tanta agonia, poco prima delle 21:00 si comincia a sentire l’intro di World Painted Blood e si vedono sbucare gli Slayer che attaccano a suonare la prima traccia del loro ultimo CD. Come sempre il pubblico impazzisce letteralmente scatenandosi di fronte ad una violenza sonora tanto massacrante. Purtroppo anche per questa tournee europea, gli Slayer saranno orfani del chitarrista Jeff Hanneman ancora in convalescenza a causa di una necrosi al braccio destro provocata dal morso di un ragno. Sarà degnamente sostituito dall’ottimo Gary Holt (chitarrista degli Exodus) turnista di prestigio degli Slayer nei tour degli ultimi due anni. Lo show della band capitanata da Araya prosegue a suonare Psychopathy Red, Die by the Sword, Chemical Warfare e Mandatory Suicide, mandando in estasi tutti i seguaci degli imperatori indiscussi del trash metal. Gli Slayer come sempre si muovono pochissimo e comunicano a stento con il pubblico, Kerry King non abbandona mai la zona alla sinistra del palco e Araya, a causa dell’operazione alla schiena che l’ha fermato un paio d’anni fa, non può più permettersi di fare le sue “eleliche” con i capelli. Naturalmente alla scaletta della serata non possono mancare i grandi classici come Raining Blood e Angel of Death, due pezzi che hanno scritto a fuoco la storia del metal. Dopo meno di un minuto di pausa gli Slayer rientrano inaspettatamente dal back stage (solitamente i concerti si chiudono proprio con gli ultimi due pezzi citati) per suonare South of Heaven e War Ensembre. Tom ringrazia velocemente, fa un sorriso al pubblico e scompare insieme al resto della band chiudendo un’esibizione di alto livello. Con le gambe ormai atrofizzate, dovrò aspettare circa 45 minuti prima che le luci si spengano nuovamente e appaiano sui maxischermi alcune immagini del film il buono, il brutto e il cattivo accompagnato musicalmente da Ecstasy of Gold (Ennio Morricone). I Metallica cominciano sparando tutti pezzi risalenti ai primi album, in particolare suonano di fila Hit The Light, Master of Puppets, The Shortest Straw e For Whom the Bell Tolls lasciando il pubblico esterrefatto letteralmente bocca aperta. Dopo l’esecuzione di questi brani la band esce dietro le quinte mentre sul maxischermo si vede un documentario, magistralmente montato dall’ufficio marketing dei Metallica, che ripercorre la nascita del Black Album. Come preannunciato i Metallica rientreranno sul palco per suonare l’intero album a sequenza dei brani invertita. A detta di Ulrich la band ha deciso di procedere con quest’ordine per lasciare i grandi classici al termine dello show. A differenza della prima parte del concerto Heltfield, Hammett e Trujilio cominciano a muoversi anche sulla passerella che circonda lo Snake Pit, arrivando a suonare a circa un metro dal sottoscritto che si trova centralissimo sotto uno dei microfoni piazzati lungo il pontile. Naturalmente si scatena il delirio quando James, in forma smagliante con il suo completo da biker e i suoi mille tatuaggi, suona Nothing Else Matters, The Unforgiven, Sad But True ed Enter Sandman. I Metallica sanno benissimo cosa piace al pubblico e come muoversi sul palco, sono dei professionisti rodati a un’esperienza trentennale, riescono quindi con la massima naturalezza a incantare tutti i presenti amanti o meno della band. Lo spettacolo non finisce dopo l’ultimo pezzo targato Black Album, ma continua dopo un encore di pochi minuti con fiamme, fuochi d’artificio e laser a led che creano sensazionali giochi luci. La band si presenta nuovamente di fronte al pubblico madrileno tra le note di Battery e di One. La serata è magica e indimenticabile, non può non finire con le note di Seek & Destroy cantata a squarciagola tutti i settantamila presenti. La band si congeda salutando tutta la “Metallica Family” con inchini e applausi mentre tira tonnellate di plettri al pubblico. I Metallica continuano a confermarsi, a mio avviso, come migliore live band al mondo nonostante non suonino da diversi tour pezzi successivi al Black Album. Ma chi se ne frega?!? E’ vero che la band non registra un album decoroso da vent’anni, ma è altrettanto vero che possono permettersi di vivere di rendita fin quando le loro esibizioni live continueranno a essere un’esperienza unica. Ormai distrutto dalle due giornate di festival, provo a muovermi in direzione del secondo palco per andare ad ascoltare i Gojira, ma la folla è talmente fitta che rinuncio all’impresa e me ne torno nell’area Black Circle per ascoltare qualche pezzo degli Evanescence. Come già detto in precedenza, la musica di questa tipologia di band non mi fa impazzire, quindi resisto per una mezzoretta e verso le tre decido di incamminarmi verso il camping ed abbandonare il Sonisphere Festival rinunciando aimè alla possibilità di vedere i Fear Factory in programma alle quattro di notte.

Tirando le somme di tutto l’evento posso dire di essere pienamente soddisfatto della trasferta fatta. Ho avuto la possibilità di ascoltare un numero importante di band di rilevanza mondiale, di assistere per la prima volta a uno show dei Sound Garden e soprattutto rivivere nuovamente la micidiale combo Metallica/Slayer, vera e propria garanzia sul fronte live.


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