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KORN
THE SERENITY OF SUFFERING

Il dodicesimo studio album dei Korn intitolato "The Serenity Of Suffering" e' il disco che tutti i fan aspettavano dal 2002, o forse addirittura dal 1999. Un perfetta unione tra il groove e la cruda/grezza potenza di "Take A Look In The Mirror" con la vena melodica del recente "The Paradigm Shift". Non mancano nemmeno i riferimenti a Korn del 1994 e Life Is Peachy del 1996 (si parla di qualche riff qua e là). Dal sound si nota palesemente che e' stata data ampia autonomia alla chitarra di Head (cosa che non era avvenuta sul precedente disco a causa della eccessiva inclinazione pop-metal del produttore Don Gilmore), tanto che più di una volta durante l'ascolto tornano in mente persino i suoi Love & Death. Nota di merito anche per il batterista Ray Luzier, finalmente calato in pieno nella dimensione Korn, che non è e non sarà mai Silveria, ma per la prima volta non me l'ha fatto rimpiangere. Cosa dire poi del basso di Fieldy tornato finalmente a slappare come nel periodo 94-99? Grasso che cola per i fan old school. Non so se i pezzi di questo S.O.S. resisteranno alla prova del tempo ma, per quanto riguarda l'immediato futuro, l'impatto live e' garantito da brani che sembrano essere nati appositamente per essere suonati on stage. Anche se le principali influenze del disco paiono provenire da "Take A Look In The Mirror" e "The Paradigm Shift" (come già detto in apertura), non mancano un paio di “Untouchables moments” come i due bellissimi singoli "Insane" e "A Different World" (dove compare come guest Corey Taylor degli Slipknot), ai quali si aggiunge l'altrettanto bella "Black Is The Soul" che con il suo riffing avvolgente ricalca al 100% le atmosfere gotiche del fortunatissimo Issues del 1999.
Finalmente anche una bella copertina che riprende in parte i concept di "Issues" e "See You In The Other Side". Dunque per la band di Bakersfield si tratta di un vero e proprio ritorno in pompa magna. A dire il vero, questa release un paio di punti deboli li ha e mi riferisco soprattutto ai ritornelli di Davis, a volte troppo prevedibili e filtrati, e al brano "Take Me". Questo è il passaggio più melodico e commerciale del disco che nelle intenzioni della band, forse, doveva essere un seguito di "Never Never" ma che in realtà appare un po' troppo fuori contesto, troppo poco ruffiano per essere un singolo da classifica e troppo soft, banale e ripetitivo in confronto al resto della tracklist, qualcosa di simile alle bonus tracks di "See You In The Other Side" al massimo. Non avendo mai particolarmente apprezzato la produzione di Untouchables, a mio parere, questo è il miglior disco dei Korn dal 1999, anche se devo ammettere che l'album degli "Intoccabili" ha potuto usufruire di un songwriting più fresco ed originale. Come sempre è una questione di gusti personali, l'unica cosa sicura è che risentire i Korn in questo stato di forma fa veramente piacere a tutti quanti (soprattutto agli over 30). Ben tornati ragazzi! 

UnderD
Voto: 7,5
TRACKLIST:

1. Insane
2. Rotting in vain
3. Black is the soul
4. The hating
5. A different world (feat Corey Taylor)
6. Take me
7. Everything falls apart
8. Die yet another night
9. When you're not there
10. Next in line
11. Please come for me
12. Baby (bonus track)
13. Calling me too soon (bonus track)