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NEVER SAY DIE! TOUR
18/11/2015 - ZONA ROVERI - BOLOGNA
 



Report a cura di: Carlo Vergani


Giunti alla 9 edizione, il Never Say Die! Tour è cresciuto notevolmente tanto da poter annoverare nel roster band sempre più importanti. Quest’anno ci sono sul palco band del calibro dei Amity Afflication e Defeater.
Come l’anno scorso è stato scelto il “zona Roveri” per la tappa di Bologna.
Purtroppo ho perso l'esibizione dei tedeschi Burning Down Alaska e la mia serata è cominciata con i Fit For A King.
Il loro Hardcore è niente di più di quello di altre band, sul palco sono freddini nonostante ci sia già un discreto pubblico e l’unico che cerca di scaldare il pubblico è il cantante Ryan Kirby.
Un veloce cambio di strumenti ed è subito il momento dei Cruel Hand.
Rispetto a prima, tutta un'altra cosa.
La particolarità dei gruppi hardcore è quella di mischiare parti vocali brutali e riff pungenti e loro sono bravissimi in questo riuscendo anche stabilire un fortissimo contatto con il pubblico con Chris Linkovich che interagisce e incita il pubblico a cantare.
Folli, pazzi e “incazzati” queste sono proprio le caratteristiche dei Cruel Hand.
Ok, Chris Linkovich è un folle ma Joel Quartuccio degli Being As An Ocean è molto peggio.
E’ la prima volta che vedo un cantante rimanere per quasi la totalità del concerto di fronte alle transenne e in mezzo al pubblico.
I Being As An Ocean sono fantastici e Joel è una potenza della natura. Urla, corre e salta come una molla facendo impazzire totalmente la folla.
Il loro post hardcore è piacevole con brani che presentano lunghe parti strumentali che però non stancano.
“la musica ci unisce e al Bataclan ci potevamo essere noi”
Joel ricorda i fatti tragici di Parigi e coglie l'occasione per aggiungere che la musica è una cosa bellissima e che nonostante tutto non deve mai mancare il supporto tra pubblico e band.
Sono venuto qui per i Defeater nella speranza di vedere finalmente dal vivo una delle migliori band della scena melodic hardcore.
La band è qui per presentare Abandoned, disco appena uscito per l’etichetta Epitaph e prodotto interamente dalla band stessa.
Sono ora mai una band matura anche sul palco Derek ha un timbro vocale molto intenso sia nelle parti melodiche che in quelle più alte.
Rispetto alle band che li hanno preceduti sul palco, non saltano o corrono come trottole impazzite, sono concentrati al 100% sulla loro performance che, in effetti ,non presenta imperfezioni.
Personalmente apprezzo i brani più melodici, ma anche quelli più urlati si presentano bene soprattutto in versione live.
Derek nonostante non cerchi il contatto fisico con il pubblico, riesce ugualmente a creare una sinergia perfetta.
Questa performance vale da sola il prezzo del biglietto.
Prima degli Amity Affliction c’è come sempre spazio per l’ente di beneficenza Hope For The Day che aiuta nel Mondo le persone che sono in difficoltà dal punto di vista psicologico, cercando di diminuire notevolmente la piaga dei suicidi, soprattutto tra i giovani.
Come ogni headliner che si rispetta gli Amity Affliction salgono sul palco per chiudere degnamente la serata.
Fin dai primi brani la folla canta con la band riuscendo subito a creare un legame molto intenso.
Nella scaletta mischiano alla perfezione brani dell’ultimo disco, uscito l’anno scorso, con brani più vecchi.
Joel Birch & Ahren Stringer alternano perfettamente le parti vocali con quest’ultimo che esegue le parti melodiche lasciando a Joel le parti più urlate.
Questi ragazzi che vengono dalla lontana Australia dopo 11 anni di attività hanno una cerchia di fans, soprattutto teanager, che li segue ovunque e anche Bologna non fa differenza.
La loro performance come quella dei Defeater è impeccabile e chiude in modo incredibile questa bellissima serata.
Stasera a Bologna gli Amity Afflication e il resto del Never Say Die Tour hanno dimostrato che il rock non è morto e che la connessione tra le bande e i loro fan è più forte che mai.


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