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MUDVAYNE
LOST AND FOUND
Le previsioni del tempo su casa Mudvayne appaiono quanto mai indecifrabili… la nebbia che aleggiava intorno alle reali fisionomie e generalità dei quattro membri dell’ensemble di Peoria si è diradata senza preavviso: depennati i folcloristici e mutevoli pseudonimi (dite addio a Kud/Chüüd, Gurrg/Güüg, Spag/Spüg e Ryknow/Rü-d e date ufficialmente il benvenuto a Chad Gray, Greg Tribbett, Matt McDonough e Ryan Martinie), ripulito via il pesante make-up che dissimulava i loro tratti somatici e che contribuì a creare la loro vincente immagine orrido-psicopatica, il look targato 2005 è un generico “acqua e sapone” senza orpelli ed ammennicoli, una nuova attitudine che sembra testimoniare l’aspirazione della band a mostrarsi onestamente al pubblico, senza trucchi e senza protezione se non quella offerta dalle proprie capacità e dai rispettivi strumenti…
“Lost and found”, terza tappa del percorso dei Mudvayne arriva dopo i deliri chimico-farmacologi di “L.D.50” e gli stati alieni ed esoterici di “The end of all things to come” (album che quadrava il cerchio con “The beginning of all things to end”, ristampa rinominata del vetusto demo “Kill, I oughta”) ed appare fin da principio perlomeno parzialmente privo del fascino perverso e misterioso dei suoi predecessori, nonostante sia comunque palese la voglia di mantenere un’ideale filo conduttore con gli stessi, in modo specifico con la furia caotica del primo LP: non a caso l’attacco di “Determined” (originariamente diffusa come “Fucking determined”) rivede e corregge quasi al millimetro (ed al secondo) il tiro dell’indimenticata “Dig”, fotocopiandone quasi fedelmente la carica devastante, mentre il singolo “Happy?” ripropone e reinterpreta con efficienza la formula e la posologia del nu-metal melodico di cavalli di battaglia quali “Not falling”, così come le sfumature atmosferiche e claustrofobiche di ispirazione vagamente à la TOOL (componente questa ampiamente ridimensionata rispetto ai fasti di “The end of all things to come”) si riaffacciano a sprazzi sulla poco appagante “Imn” e sulle più corpose e pregnanti “All that you are” (sei minuti dal ritmo encomiabilmente mutabile) e “Fall into sleep”, quest’ultima dotata anche di un non indifferente appeal di immediatezza, grazie ad un buon ritornello melodico. Ma il cielo che si staglia sulle teste dei Mudvayne appare tutto tranne che sereno: vaste nuvole cariche di pioggia si addensano in concomitanza di tracce francamente interlocutorie quali, in particolare, “Pushing through” e “Forget to remember”, in cui viene sguinzagliato un metallo ripido quanto insipido in cui svetta come uno sporadico raggio di sole il solo basso claypooliano del fenomenico Ryan Martinie… Il “maltempo” imperante sull’album migliora paradossalmente quando si viene colti dalla forsennata grandinata di “Just”, mentre un’accettabile ma poco rassicurante tempo variabile accompagna “TV radio” (rappresentativa di una certa nota di critica sociale – ovviamente a livello di liriche – alla System Of A Down che è possibile riscontrare in parte del cd), il finale dignitoso ma non proprio da urlo di “Pulling the string” e “Rain. Sun. Gone.”, canzone dal titolo decisamente appropriato che ha il grosso pregio di introdurre magistralmente la creazione migliore di “Lost and found”, gli otto minuti di “Choices”, vero e proprio occhio del ciclone (si tratta della settima, centrale traccia) di un lavoro troppo spesso spazzato dal vento della mediocrità: un turbine non effimero e ben costruito e che riserva sorprese e vezzi (il contro-canto di una breve filastrocca – “Ini-mini-miny-mo” – cantata da una voce fanciullesca, nella prima parte del pezzo).
Così come il temerario ragazzino dell’artwork dell’album passa indenne attraverso il tornado, allo stesso modo l’ascoltatore vive questo disco come un’esperienza decorosa ma tutt’altro che epocale, capace di lasciare ben pochi segni… l’impressione che se ne ricava è che il quartetto dell’Illinois, con lo sgargiante trucco ed i curiosi nickname, abbia malauguratamente rinunciato anche ad una parte della sua personalità musicale e l’essersi affidati ad un produttore incognita come Dave Fortman (ex chitarrista degli Ugly Kid Joe, già dietro la consolle di Superjoint Ritual, Eyehategod e soprattutto Evanescence) non ha loro giovato in questo nuovo corso smascherato: con “Lost and found” i Mudvayne hanno perso e, ahiloro, non ritrovato l’ispirazione.
Silvio52
Voto: 6,5
TRACKLIST:

01 - Determined
02 - Pushing Through
03 - Happy?
04 - IMN
05 - Fall Into Sleep
06 - Rain. Sun. Gone.
07 - Choices
08 - Forget To Remember
09 - TV Radio
10 - Just
11 - All That You Are
12 - Pulling The String