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MELLOWTOY
NOBODY GETS OUT ALIVE
Talvolta si sente parlare di “integrità hardcore”… nel caso dei Mellowtoy bisognerebbe dire “coerenza rapcore”: il nuovo e secondo cd dei milanesi ci approccia in modo decisamente intimidatorio, “Nobody gets out alive”, nessuno uscirà vivo da qui! Perché questo titolo? Escludendo che si tratti di un riferimento alla biografia di Jim Morrison – “No one here gets out alive” –, lo si potrebbe interpretare quasi come una sfida: è davvero così difficile nel 2006 sopravvivere ad un album di rapcore? Inutile cercare di occultare l’ovvio declino del sottogenere del nu-metal che ebbe come esponenti di spicco band del calibro di Limp Bizkit, Crazy Town e Primer 55 (e che in Italia è stato fatto proprio da Magazzini della Comunicazione, Folder e Cherry Stone)… non resta altro da fare se non accettare di buon grado la scommessa dei Mellowtoy.
Forti di un allenamento live intensivo che nell’ultimo biennio li ha portati ad esibirsi in qualità di opener per pesi massimi come Papa Roach, Ill Niño ed H.I.M., nonché sullo spazioso palco del Gods Of Metal 2006, i Mellowtoy suonano il gong del loro secondo round discografico e ci danno subito dentro – manco a dirlo – con il loro imperterrito rapcore: “Shit shit shit” ed “Evilkids” piazzano dei colpi bene assestati e dunque si attestano tra i brani migliori dell’album con il loro bouquet che richiama le fragranze dei primi Limp Bizkit. Nonostante l’accostamento con Fred Durst ed i suoi boss del nu-metal rappato sia ancora ben lungi dall’essere messo in discussione, le prime tre tracce di “Nobody gets out alive” mettono la pulce nell’orecchio all’ascoltatore: ci pensa un maturato DJ Bioki a dare una personale e vitale mano di elettronica all’intonaco; al di là dei soliti scratch alcune basi piazzate qua e là fanno pensare ai Clawfinger o ai Methods Of Mayhem di Tommy Lee e addirittura l’intermezzo “Round II” si arrischia in spazi disco-house! Anche “Shade” ricopia a grandi linee i contorni dei Limp Bizkit, ma “si salva in corner” grazie ad un refrain di più ampio respiro intonato dal vocalist melodico Emy; l’apoteosi rapcore viene raggiunta dal singolo – che completa la terna da circoletto rosso del disco – “Fak U”, iracondo ma stemperato da un motivetto “digitale” alquanto sdrammatizzante, mentre “‘Till the music goes on” e “Crush test” (con Fatboy Slim campionato? È lui o non è lui?) esternano il lato più “core” della diade rap & core. Come si dice nel wrestling, “don’t try this at home”, guai ad emulare le gesta dei lottatori professionisti! Nel corso del loro match, i Mellowtoy si discostano però da tale insegnamento e dopo i Limp Bizkit ci scappano pure vistose assonanze con i Linea 77 (“Criminal population”, oppure l’intreccio vocale di “I’ll die my way”) e con – qui sta la novità – qualcosa dei Lostprophets (in “The world is mine” e “A way out” forse c’hanno messo un po’ il becco gli amici e compagni di etichetta The Fire). Ma la fotocopia più deleteria e meno riuscita arriva con “Them bones”: la cover degli Alice In Chains si poteva benissimo evitare…
“Nobody gets out alive” è un disco più elettronico e meno “piacione” del suo predecessore: l’assenza di una “Save a prayer” e di una “Porno” si fanno sentire, ma non in negativo… nonostante ciò i Mellowtoy rimangono ostinatamente attaccati a tutta una serie di schemi altrui; il risultato è comunque più che sufficiente e riesce facilmente a spiccare nell’apocalittico contesto del rapcore (…ne rimarrà solo uno?!): urge però rinnovare quanto prima la carta di identità.
Silvio52
Voto: 6,5
TRACKLIST:

1. Shit Shit Shit
2. [Round II]
3. Evilkids
4. The World Is Mine
5. Shade
6. ‘Till The Music Goes On
7. Fak U
8. I’ll Die My Way
9. Criminal Population
10. Crush Test
11. A Way Out
12. Them Bones