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CLUTCH
STRANGE COUSINS FROM THE WEST

Giunti quasi al traguardo di una carriera ventennale, i Clutch sembrano per nulla risentire del peso dell’età. Diventati vero e proprio culto per molti amanti di quello sano Stoner che va a braccetto con il Blues Rock figlio del mitologico Sud dell’america, la band capitanata dal bizzarro Neil Fallon pubblica il loro nono album, come di rito, quasi in sordina. Dopotutto, che bisogno c’è delle leggi del marketing quando si ha un largo manipolo di appassionati pronti a portare un album indipendente alla posizione 38 della chart di Billboard?
Il sound è un ritorno a quel massiccio groove presentato nell’ottimo Blast Tyrant, una formula non di certo originale ma pur sempre di grande effetto, come dimostrato da brani come la feroce jam imbevuta di blues “Motherless Child”, l’oscuro andamento quasi funereo di “Abraham Lincoln” e “50,000 Unstoppable Watts”, che mantiene le promesse del titolo in termini di pura energia grazie alle cadenze ritmiche del batterista Jean Paul Ganner e al tipico riffing di Tim Sult. L’ascolto è sempre piacevole e di buona fattura, il timbro vocale di Fallon è quello sporco e profondo delle strade dal nero e bollente asfalto che attraversano il cuore dell’america, e che trova in una traccia fortemente blues come “Let A Poor Man Be” la sua perfetta collocazione musicale, creando un’atmosfera così vivida da letteralmente trasportarci di peso in un locale dove imperversano camion, risse e whisky. L’album si conclude con un trittico vigoroso, contrassegnato da una traccia che farebbe invidia agli ZZ Top in termini di energia e bizzarria (“Freakonomics”), una spassosa cover in spagnolo tecnicamente pregevole (“Algo Ha Cambiado”) e l’accattivante chiusura di “Sleestak Lightning”.
Un album perfettamente inserito in un contesto spensierato e scanzonato come la stagione estiva, questo Strange Cousins From The West non porterà nulla di nuovo alle orecchie degli appassionati dei Clutch, ma riaffermerà quanto sia valida e di qualità la loro proposta. Sebbene i lavori consigliati di questo ottimo gruppo sarebbero altri (oltre il già citato Blast Tyrant, si aggiungono anche From Beale Street To Oblivion e Robot Hive/Exodus), l’ascolto della nona fatica di questi bizzarri cugini del west potrebbe far felici le orecchie di molti cowboys in incognito.

Matteo
Voto: 6,5
TRACKLIST:

01. Motherless Child
02. Struck Down
03. 50,000 Unstoppable Watts
04. Abraham Lincoln  
05. Minotaur  
06. The Amazing Kreskin   
07. Witchdoctor   
08. Let A Poor Man Be   
09. Freakonomics 
10. Aglo Ha Cambiado  
11. Sleestak Lightning