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MUSE
THE RESISTANCE
L’uscita del quinto studio album dei Muse rappresenta sicuramente uno dei momenti più attesi dell’anno per il popolo del rock e non. Sì, perché il gruppo di Bellamy & co è riuscito negli anni a guadagnarsi le simpatie di un pubblico eterogeneo che non appartiene necessariamente  alla sfera del rock alternativo, grazie ad uno stile musicale unico ed innovativo che combina sapientemente melodie sognanti e riff duri.
“The Resistance”, completamente autoprodotto dalla band in uno studio di Como (dove Bellamy dimora ormai da diversi anni), esce dopo tre anni dal mezzo passo falso di “Black Hole & Revelations”, ragion per cui la pressione mediatica e dei fan nei confronti del power trio si era fatta davvero molto forte. Il nuovo percorso intrapreso dalla band aveva portato ad un parziale ammorbidimento dei suoni, cosa che ha spaccato un po’ in due i fan, divisi tra chi li considerava autori dell’ennesimo capolavoro e chi vittime dello status di rockstar planetarie.
Il primo singolo estratto dal nuovo album, tale “Uprising”, ha per certi versi accontentato la critica: un gran bel pezzo fatto di riff accattivanti e melodie vincenti, ruffiano quanto basta, che sembrava aver riportato il trio inglese sui binari giusti.
Una volta che mi sono ritrovato a dover ascoltare il disco nella sua interezza sono rimasto invece totalmente spiazzato viste le premesse incoraggianti: dove sono finite le chitarre? Dove sono finite le melodie di presa immediata? Cosa diavolo è questa caricatura dei Queen?
Se già il secondo pezzo in scaletta, nonchè titletrack, mi aveva fatto tremare le gambe per la sua banalità, ecco servito il prossimo raccapricciante singolone radiofonico “Undisclosed Desires”, una sorta di R&B alla Destiny’s Child che mi fa pensare che i Muse abbiano forse stretto amicizia con Chris Cornell, quello della pazzia ovviamente.
Le tracce successive non aggiungono nulla di nuovo, se non altro materiale per la mia disapprovazione nei confronti di quello che le mie povere orecchie stanno sentendo. Ma per quanto tempo ancora andranno avanti questo pianoforte e questi archi?
Fortunatamente, come un’oasi dopo un lungo cammino nel deserto, la seconda parte di “The Resistance” sembra riprendersi dal torpore musicale delle prime canzoni. Non a caso la riscossa coincide con il momento in cui Matthew Bellamy decide di imbracciare nuovamente la chitarra e buttare giù dei riffoni all’altezza di quelli a cui ci ha abituato negli anni. “Unnatural Selection” e “Mk Ultra” costituiscono a mio avviso, insieme all’ottima “Uprising” di cui abbiamo già detto, gli unici pezzi rilevanti di un disco pretenzioso e scarno di idee adeguate a supportare un progetto ambizioso come quello in questione.
La successiva “I Belong To You”, che pare uscire direttamente da un disco dei Maroon 5, si distingue tuttavia per degli intrecci melodici convincenti e per un basso sintetizzato niente male.
Ad una sorta di suite suddivisa in tre episodi spetta invece il gravoso onere di chiudere degnamente l’album, operazione miseramente fallita in un concentrato di noia pianistica pura.
Nonostante una prova davvero deludente, continuo a considerare i Muse come musicisti di prima fascia, il talento non si inventa e sappiamo tutti come i nostri ne abbiano da vendere. Rimango dunque in trepidante attesa per un futuro disco che li riporti dove a loro compete, molto ma molto più in alto del piattume di “The Resistance”.
Salvatore Dragone
Voto: 5
TRACKLIST:

01. Uprising
02. Resistance
03. Undisclosed Desires
04. United States Of Eurasia (+Collateral Damage)
05. Guiding Light
06. Unnatural Selection
07. MK Ultra
08. I Belong To You (+Mon Coeur S'Ouvre A Ta Voix)
09. Exogenesis: Symphony Part I (Overture)
10. Exogenesis: Symphony Part II (Cross Pollination)
11. Exogenesis Part III (Redemption)