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MY ANGEL'S FIST
HOPE FOR A NOW BEGINNING
I My Angel’s Fist sono quattro ragazzi di Brescia attivi da ormai un po’ di anni nella scena musicale nazionale. Possono vantare diversi concerti con gente del calibro di Death by Stereo, To Kill e Dufresne, ed ora anche la pubblicazione di un nuovo lavoro: l’ep in questione si intitola "Hope for a New Beginning" ed è stato registrato a Ravenna, tra l’altro nello studio in cui in passato hanno lavorato gli Hellacopters.
Proprio la qualità del suono è una componente importante del loro sound, un riuscito mix tra il Metalcore più Mosh-friendly e le melodie degli ultimi Underoath. "Hope for a New Beginning" è un disco che fila via liscio come l’olio, perennemente in bilico tra una furia controllata e momenti più riflessivi.
C’è tutto il campionario del genere: breakdown su breakdown, accelerazioni improvvise, ritornelli accattivanti, doppio pedale a manetta, qualche tecnicismo, growl feroce, riff che si stampano in testa. Ed è forse proprio questo l’unico punto debole del disco: ascoltando le sette traccie che lo compongono, non si può fare a meno di essere pervasi da un certo senso di già sentito. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, ma il disco resta comunque godibile, e suonato con una perizia tecnica indiscutibile. Va inoltre sottolineata l’ottima produzione, che ha ben poco da invidiare ad altri colleghi d’oltreoceano.
In sostanza, i My Angel’s Fist  sono una band dall’ottimo potenziale, che dovrebbe tuttavia cercare di staccarsi un po’ da quelle che sono le influenze madri, per andare alla ricerca di una via più personale per esplorare questi generi che effettivamente non hanno più molto di nuovo da dire.  In particolare, mi concentrerei maggiormente sulle parti più violente (senza per forza cadere in breakdown continui), lasciando più in secondo piano quegli stacchi melodici che li accomunano eccessivamente a milioni di altre band del settore. E toglierei anche qualche intermezzo: per quanto belli e teoricamente interessanti, tendono a spezzare troppo la tensione.
Insomma, c’è poco da dire: un buon disco, ben prodotto e suonato, ma che difetta di personalità. In ogni caso il potenziale c’è, sta a loro cercare di sfruttarlo appieno.
Andrea Vareschi

TRACKLIST:

1. Six Months Later
2. Pearls ( To Pigs )
3. Interlude
4. Jimmy’s Suicide
5. Eleven
6. Plenty of Nothing
7. Prisoner Of The Past